Restauro dei marmi storici di Santa Caterina a Palermo: il gioiello barocco torna a splendere

Il successo del restauro dei marmi della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo passa da un elemento spesso sottovalutato: la disponibilità dei marmi originali. Cusenzamarmi ha avuto un ruolo centrale mettendo a disposizione pietre storiche oggi rarissime, come il giallo antico di Castronovo, il diaspro antico di Sicilia, la breccia pontificia e il rosso Francia. Materiali senza i quali il restauro non avrebbe potuto rispettare l’identità originaria del complesso. La collaborazione con i restauratori della Kermes ha trasformato un intervento tecnico in un vero recupero storico.

Il Miracolo del Giallo Antico: Come CusenzaMarmi e Kermes hanno salvato il pavimento di Santa Caterina.

La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo – uno dei massimi tesori del barocco siciliano – è finalmente tornata a risplendere grazie a un nuovo restauro dei suoi straordinari marmi policromi. Dopo essere rimasta chiusa per circa un anno per consentire il rifacimento e la messa in sicurezza della preziosa pavimentazione intarsiata, il 23 dicembre 2025 il monumento ha riaperto al pubblico in tutto il suo splendore. L’intervento ha restituito alla città uno dei suoi luoghi d’arte più amati, suscitando entusiasmo tra gli appassionati di storia locale e i fedeli legati a questo antico complesso monastico.

Un cantiere di restauro per salvare un patrimonio unico

Il progetto di restauro, finanziato con circa 900 mila euro dal Ministero delle Infrastrutture, si è svolto tra inizio 2025 e fine 2025 sotto la guida della ditta specializzata Kermes S.r.l. di Ragusa. L’obiettivo principale era il consolidamento e recupero dell’apparato decorativo marmoreo della chiesa, in particolare dell’ampio pavimento a tarsie policrome, del coro marmoreo all’ingresso e di quello ligneo nell’area absidale. Col passare dei secoli, infatti, la monumentale pavimentazione si era degradata: il legante originario che univa le tessere di marmo al supporto aveva subito alterazioni chimiche, perdendo adesione e causando sollevamenti e distacchi. Per ovviare a ciò, i restauratori hanno effettuato iniezioni di malte speciali nei vuoti sotto il pavimento, ri-adeso le tarsie instabili e provveduto alla pulitura approfondita di ogni lastra, così da restituire coesione e lucentezza all’insieme. Dove qualche frammento era irrimediabilmente danneggiato o mancante, è stato sostituito con materiali compatibili, scelti per identità di colore e natura.

Un restauro impossibile senza le pietre originali

In un’epoca in cui il restauro architettonico spesso scende a compromessi con materiali surrogati o sintetici per ragioni di costo o di esaurimento delle cave storiche, il caso di Santa Caterina emerge come un unicum filologico. Grazie alla fornitura di marmi originali come il Giallo Antico di Castronovo e il Rosso Castellammare da parte di CusenzaMarmi, il restauro trascende la riparazione estetica per diventare una vera e propria anastilosi cromatica e materiale.

Il cantiere è stato condotto secondo criteri scientifici all’avanguardia, con diagnosi non invasive (termografie, georadar) a supporto delle scelte conservative. Nonostante la complessità dei lavori, la chiesa è stata restituita alla città nei tempi previsti, pronta per essere nuovamente ammirata da cittadini e turisti. La riapertura è stata salutata come un evento storico: l’operazione, poeticamente battezzata “Il canto della pietra, il volto della Madre”, è culminata con una celebrazione in cui ha trovato posto anche un capolavoro ritrovato – la seicentesca Madonna del Rosario di Antoon Van Dyck, tornata nella sua collocazione originaria dopo lungo tempo. Un duplice trionfo, dunque, per Palermo, come sottolineato dal rettore della chiesa Mons. Giuseppe Bucaro: “È il recupero di un pezzo importante della storia e della devozione della città”.

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Restauratore della Kermes all'opera
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Restauratore della Kermes all'opera

I marmi policromi di Santa Caterina: materiali rari tra Sicilia e mondo

Uno degli aspetti che rendono la chiesa di Santa Caterina così speciale è la ricchissima varietà di marmi policromi impiegati nelle sue decorazioni – dal pavimento agli altari, dai rivestimenti delle pareti alle statue. Questo caleidoscopio di pietre dure, tipico del barocco palermitano, include alcuni materiali oggi rarissimi o addirittura non più estraibili. In fase di restauro si è posta dunque l’esigenza di reperire esemplari autentici di questi marmi antichi, per reintegrare le sezioni mancanti senza alterare l’armonia cromatica originale. Di seguito alcune delle varietà più prestigiose coinvolte nel restauro:

Giallo antico di Castronovo
Un marmo giallo dorato di Sicilia, un tempo estratto sull’altopiano del Kassar a Castronovo di Sicilia, ma oggi in cava esaurita. È considerato uno dei marmi più rari e preziosi al mondo; basti pensare che Luigi Vanvitelli lo scelse per il colonnato della Cappella Palatina della Reggia di Caserta. Cusenza Marmi è l’unica azienda al mondo a possedere ancora dei blocchi originali di questo materiale, usati quasi esclusivamente per restauri e intarsi – una risorsa preziosa messa al servizio di Santa Caterina.
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Diaspro antico di Sicilia
Diaspro antico di Sicilia (Libeccio di Custonaci) – Marmo misto policromo, celebre “re del barocco” siciliano. Viene estratto dalle montagne di Custonaci (Trapani) e presenta colori cangianti dal rosso cupo al giallo ocra, con venature bianche e verdi. Amatissimo dagli scultori seicenteschi (Bernini lo impiegò nel drappo della Tomba di Alessandro VII in Vaticano), il diaspro siciliano adornò chiese e palazzi di tutta Italia, esportato dal porto di Trapani nel XVII-XVIII secolo. Dalla stessa area estrattiva proviene anche la Breccia Pontificia, con cui condivide unicità e difficoltà di reperimento odierna.
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Breccia Pontificia
Breccia Pontificia – Marmo siciliano “fratello” del diaspro, caratterizzato da frammenti brecciati multicolori (rosso, giallo, verde con intrusioni rosa) cementati insieme dalla natura. Ha conosciuto ampia diffusione nell’epoca barocca: moltissime chiese di Roma sfoggiano altari e decori in breccia pontificia, che risulta documentata come una delle pietre predilette da Bernini e Borromini. Si estrae anch’essa nelle cave di Custonaci e la tradizione narra di blocchi inviati persino alla corte di Francia nel ‘700. Oggi è un materiale quasi introvabile: solo pochissime aziende (tra cui Cusenza Marmi) detengono ancora piccoli blocchi di breccia pontificia, utilizzati anch’essi soprattutto per restauro e intarsi artistici.
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Rosso di Castellammare
Rosso di Castellammare (Rosso Inici) – Un marmo rosso sanguigno estratto dal Monte Inici, presso Castellammare del Golfo in Sicilia occidentale. Di origine giurassica e ricco di fossili (ammoniti) che ne punteggiano la texture, presenta un vivace colore rosso scuro con screziature ocra e venature bianche di calcite, simile al celebre Rosso Verona. Questo marmo, noto e usato localmente già dal XVII secolo, arricchisce altari, balaustre e scale monumentali di varie chiese e palazzi siciliani (come lo scalone di Palazzo dei Normanni a Palermo). Anche a Santa Caterina i suoi toni caldi contribuivano al mosaico di colori barocchi, ed è stato reintegrato dove necessario durante il restauro.
Rosso Francia
Un marmo rosso importato dalla Francia (conosciuto anche come Rouge Languedoc), dal caratteristico colore rosso vivo venato di bianco. Fu molto apprezzato nell’architettura storica europea per la sua tonalità accesa e uniforme. Nella chiesa palermitana, il rosso Francia compare in dettagli decorativi di grande effetto cromatico, riportati all’antico splendore grazie alla pulitura specialistica e alla lucidatura.
Verde Alpi
Marmo verde scuro italiano, proveniente dalle Alpi (principalmente dalla Valle d’Aosta) e appartenente alla famiglia delle pietre ofiolitiche serpentinose. Le sue venature bianche create dalla calcite contrastano sul fondo verde intenso, conferendo eleganza e varietà alle composizioni marmoree. Grazie alla sua durezza, il Verde Alpi può raggiungere lucidature specchianti che esaltano il gioco di colori. Nelle tarsie di Santa Caterina, questo materiale forniva tocchi di colore freddo a bilanciare i toni caldi dei marmi rossi e gialli, ed è stato anch’esso restaurato e ripristinato dove mancava.
Nero Portoro
Prestigioso marmo nero venato d’oro, estratto unicamente in Liguria, nelle cave di Portovenere. Già noto ai tempi dell’antica Roma, è considerato uno dei marmi più lussuosi al mondo per il suo aspetto raffinato e l’altissima qualità estetica. Il fondo nero profondo attraversato da vene dorate crea un effetto di straordinaria eleganza, motivo per cui fu spesso impiegato in edifici di rappresentanza, sontuosi altari e arredi sacri. La produzione odierna è molto limitata e i blocchi disponibili sono di piccole dimensioni, il che rende il Nero Portoro un materiale praticamente da collezione. Nel pavimento e negli arredi di Santa Caterina, piccole intarsiature di Portoro punteggiano il disegno barocco, ora di nuovo visibili nel loro contrasto cromatico originale.

CusenzaMarmi: custode delle pietre antiche al servizio del restauro

Per reperire questi marmi straordinari, ormai fuori commercio, è stata fondamentale la collaborazione con CusenzaMarmi, realtà artigianale siciliana che da anni opera, tra l’altro, nel campo del restauro come supporto ai restauratori. Fondata nel 1970 nell’area di Erice (Trapani), zona di antica tradizione marmifera, Cusenza Marmi è un’azienda familiare specializzata proprio nell’arte del commesso marmoreo, capace di lavorare con tecniche e materiali quasi dimenticati della tradizione barocca. Gli artigiani di Cusenza Marmi vantano una profonda conoscenza dei marmi antichi: non solo sono in grado di intagliarli e sagomarli seguendo le orme dei maestri del passato, ma ne hanno anche collezionato nel tempo campioni unici, salvati dalla scomparsa di cave storiche in Sicilia e altrove.

In occasione del restauro di Santa Caterina, CusenzaMarmi ha messo a disposizione del cantiere proprio la sua preziosa riserva di pietre rare. Blocchi di giallo antico di Castronovo, di diaspro siciliano, di breccia pontificia e altre varietà custodite in magazzino sono stati tagliati ad hoc per rimpiazzare le parti mancanti o estremamente degradate, garantendo una perfetta compatibilità cromatica e materica con i frammenti originali del Cinque-Seicento. “Siamo l’unica azienda al mondo a possedere ancora dei blocchetti di giallo di Castronovo” spiega con orgoglio il maestro Gaspare, “che utilizziamo soprattutto per restauri e intarsi”. Similmente, soltanto poche ditte al mondo possono oggi fornire breccia pontificia originale: Cusenza Marmi è tra queste, forte di una piccola scorta dedicata esclusivamente a restauri di alto profilo. Questo patrimonio di materiali accumulato in anni di passione ha fatto la differenza: senza di esso il restauro non avrebbe potuto raggiungere l’attuale livello di autenticità. I restauratori della Kermes hanno potuto lavorare fianco a fianco con gli esperti marmisti della Cusenza, selezionando insieme le porzioni di pietra adatte e integrandole in modo perfetto nella pavimentazione della chiesa. 

Un Nuovo Paradigma per il Restauro Siciliano

Il restauro della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria rappresenta un punto di svolta. Dimostra che il recupero del patrimonio barocco siciliano non può prescindere dalla filologia materiale. La bellezza di queste chiese non risiede solo nel disegno architettonico, ma nella specifica risposta fisica dei materiali alla luce e allo spazio. Sostituire un marmo antico con uno moderno, o peggio con uno posticcio, significa tradire questa essenza.

La collaborazione tra la Soprintendenza di PalermoKermes S.r.l. e CusenzaMarmi ha creato un modello virtuoso:

  1. Rispetto Assoluto della Materia: Garantito dalle scorte uniche di CusenzaMarmi.

  2. Eccellenza del restauro: Garantita dalle tecniche diagnostiche e della sapienza  manuale di Kermes.

  3. Valorizzazione Pubblica: Garantita dalla narrazione del cantiere come evento culturale.

Senza CusenzaMarmi, custode delle pietre introvabili come il Giallo di Castronovo o il Nero Portoro, questo restauro sarebbe stato monco, una copia sbiadita dell’originale. Grazie a loro, e alla mano esperta dei restauratori di Kermes, il pavimento di Santa Caterina è tornato a risplendere non come una superficie nuova, ma come una superficie autentica, restituendo a Palermo e al mondo la visione intatta del Paradiso in terra immaginata dai padri Domenicani quattro secoli fa.

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rosso francia
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